Se avete guardato una serie TV o un film negli ultimi anni, vi sarete accorti che le scene di sesso e intimità sono cambiate radicalmente. Sono meno stereotipate, più credibili, narrativamente più utili e, soprattutto, meno traumatiche per chi le gira. Il merito di questa rivoluzione silenziosa va a una figura professionale diventata ormai fondamentale nell’industria cinematografica moderna: l’Intimacy Coordinator.
Nata in risposta al movimento #MeToo e alla necessità di garantire set sicuri e protetti, questa figura si frappone tra la visione del regista e la vulnerabilità degli attori. Ma cosa fa esattamente?
Non un censore, ma un “coreografo”
Il più grande equivoco sull’Intimacy Coordinator è pensarlo come una sorta di censore pronto a fermare le riprese al primo segnale di audacia. La realtà è l’esatto opposto. Il suo ruolo è paragonabile a quello di uno stunt coordinator per le scene di combattimento. Nessun regista chiederebbe mai a due attori di prendersi a pugni su un set senza prima aver coreografato ogni singolo movimento per evitare infortuni. Per le scene d’amore vale lo stesso principio: ridurre l’improvvisazione significa eliminare l’imbarazzo e prevenire qualsiasi tipo di molestia.
Il lavoro dell’Intimacy Coordinator inizia ben prima del giorno delle riprese. Si parte con la lettura della sceneggiatura e con colloqui sia con il regista sia con gli interpreti. In questa fase si stabiliscono i confini fisici di ciascun attore: cosa si è disposti a mostrare, dove si può essere toccati e dove assolutamente no. Tutti questi dettagli vengono messi per iscritto in un vero e proprio contratto di consenso.

Consenso e barriere fisiche
Durante le riprese di scene intime, il set viene dichiarato “chiuso”: resta presente solo il personale strettamente necessario (regista, direttore della fotografia, fonico e l’Intimacy Coordinator).
Una parte del lavoro riguarda l’uso di specifici strumenti di protezione fisica. Alcuni esempi? Slip del colore della pelle, cerotti cutanei o barriere di spugna posizionate strategicamente tra i corpi degli attori.
L’Intimacy Coordinator infine guida ogni movimento. Questa precisione meccanica permette agli interpreti di liberare la mente dalla preoccupazione di superare il limite, concentrandosi unicamente sull’espressività e sulla recitazione.

Cos’è un intimacy coordinator: un beneficio per attori e film
Star internazionali come Zendaya, Sydney Sweeney o Paul Mescal hanno più volte elogiato la presenza di queste figure, definendole indispensabili per lavorare con serenità. Sapere che c’è una persona sul set la cui unica responsabilità è tutelare l’integrità fisica ed emotiva degli attori è fondamentale.
Ma il vantaggio non è solo morale o di sicurezza: è anche artistico. Una scena d’amore accuratamente coreografata risulta spesso più naturale e coerente con la storia rispetto a una ripresa lasciata al vago imbarazzo degli interpreti. L’Intimacy Coordinator ha dimostrato dunque che il rispetto e la tutela dei lavoratori non limitano l’arte cinematografica.
