The Great Flood è un film catastrofico prodotto in Corea del Sud, esclusiva Netflix, che parla di un’alluvione causata da un asteroide che colpisce la terra. Ambientato a Seul, questo film è molto profondo e ricco di significati nascosti. Una delle caratteristiche tipiche dei film coreani è la presenza di significati profondi, questo film se non riuscite a comprenderlo subito vi consiglio di dargli una seconda occhiata perché merita. Ricordate la storia del diluvio universale della Genesi? Ecco più o meno accade la stessa cosa, pioggia infinita e tanta acqua salata che sommerge intere nazioni. Chi si salverà e come?
The Great Flood: la storia
Il sesto lungometraggio di Kim Byung-woo, The Great Flood, ricorderà agli spettatori film iconici come Inception (2010), Ricomincio da capo (1993) e Edge of Tomorrow – Senza domani (2014) per il modo in cui gioca con la ripetizione, la memoria e la strana teoria del loop. Il film coreano racconta una disperata lotta per la sopravvivenza in quello che potrebbe essere l’ultimo giorno di un mondo distrutto da un’alluvione catastrofica, incentrata su un condominio sommerso e sulle persone intrappolate al suo interno.
Descritto da Kim come un ibrido tra il genere catastrofico e quello fantascientifico, The Great Flood vede come protagonisti Kim Da-mi nel ruolo di An-na, Park Hae-soo in quello di Hee-jo e Kwon Eun-seong in quello di Ja-in.

L’alluvione è un’illusione oppure no?
Sì, l’alluvione nel film è reale, almeno fino al punto in cui An-na e Ja-in vengono portati sul tetto del loro appartamento da Hee-jo.
Il film di fantascienza inizia con Gu An-na, una giovane madre, che viene svegliata nel cuore della notte dal figlio Ja-in, durante quella che inizialmente sembra una tempesta insolitamente violenta. All’inizio, pensa che si tratti solo di una forte pioggia, qualcosa che può gestire. Ma nel momento in cui guarda fuori dalla finestra del suo condominio di 30 piani e vede l’acqua del mare premere contro il vetro del loro appartamento al terzo piano, il panico prende il sopravvento. Presto capisce che non si tratta di un’inondazione come le altre.
Afferrando Ja-in, le sue medicine e il suo telefono, An-na inizia a salire nell’edificio, puntando ai piani più alti che potrebbero rimanere sopra l’acqua più a lungo. Durante questo disperato tentativo di sopravvivenza, An-na incontra Son Hee-jo, un agente di sicurezza incaricato di recuperarla. Hee-jo rivela la terrificante causa dell’alluvione: un asteroide ha colpito l’Antartide circa tre ore prima, sciogliendo le calotte glaciali e spingendo l’acqua del mare verso nord. Metà del Giappone è già stata sommersa, e la Corea del Sud è la prossima. Quando An-na chiede perché nessuno abbia avvertito la popolazione, Hee-jo spiega che, sebbene le autorità sapessero cosa stava succedendo, non sono riuscite a fermare il disastro. L’umanità, nel mondo di questo film, è già condannata.

Vi siete persi nel loop temporale?
Una volta che An‑na e Ja‑in raggiungono il tetto, il film Netflix passa silenziosamente dalla pura sopravvivenza alla rivelazione della missione più profonda che guida tutti gli eventi che seguono. An‑na si confronta con tutta la verità: il mondo, così come lo conosce, sta finendo, e il suo ruolo in ciò che verrà è molto più cruciale di quanto avesse mai immaginato.
An-na è una ricercatrice di intelligenza artificiale che lavora per il Darwin Center, un istituto di ricerca non ufficiale affiliato alle Nazioni Unite dedicato alla prevenzione dell’estinzione umana. Ha guidato lo sviluppo dell’Emotion Engine, una tecnologia progettata per infondere emozioni autentiche in esseri sintetici simili agli umani.
Sul tetto, Hee-jo informa An-na di aver eseguito gli ordini del Darwin Center. Le racconta anche che tutti gli altri team di ricerca hanno già completato il loro lavoro e sono stati creati corpi simili a quelli umani, dotati di intelligenza e capacità riproduttive. Ma senza il Motore Emozionale, questi nuovi esseri non possono essere veramente umani.

Da qui il film potrebbe diventare complesso da comprendere
An-na viene quindi nominata una dei quarantanove ricercatori speciali incaricati di prevenire l’estinzione umana. Verrà immediatamente inviata in un laboratorio temporaneo nello spazio per completare il Motore Emozionale.
Pur essendo d’accordo, scoprire che tutti i dati relativi a Newman-77 vengono recuperati e utilizzati per completare l’Emotion Engine la lascia devastata. Gli spettatori scoprono poi che Ja-in non è il suo figlio biologico, bensì Newman-77, il bambino completo oggetto dell’esperimento. Ora, An-na ha il compito di creare una madre capace di crescere il bambino con emozioni vere.
La narrazione si sposta poi nello spazio. All’Isabella Lab, il direttore Lee Hwi-soo rivela che tra quindici minuti, diversi frammenti di meteorite colpiranno la Terra, spazzando via la maggior parte della vita rimanente. Mentre Ja-in è stato creato sulla Terra e gli è stato concesso il tempo di sperimentare la vita con persone reali, An-na non può più permettersi questo lusso.

The Great Flood e il loop
Io che addestro la AI per lavoro avevo capito sin da subito cosa stava accadendo. Mi è bastato guardare con attenzione i numeri sulla maglietta della protagonista che erano sempre più elevati ad ogni suo tentativo di recupero del figlio.
Comprendendo l’urgenza, An‑na propone una soluzione radicale: l’esperimento del loop temporale. Riconosce che le emozioni, in particolare l’amore materno, non possono essere semplicemente programmate. Infatti devono essere vissute, testate e comprovate. Nel suo esperimento, la madre sintetica diventa il soggetto, mentre il bambino scompare. La madre deve superare un ostacolo dopo l’altro in un mondo che rispecchia l’apocalisse. Se non riesce a riunirsi al bambino, lo scenario si resetta, riportandola all’inizio. Questo processo si ripete all’infinito finché la madre non ci riesce. Se non ci riesce, l’umanità stessa andrà incontro all’estinzione.
In quella che è probabilmente la scelta più critica del film, An‑na si offre volontaria per diventare il soggetto dell’esperimento. I suoi ricordi, insieme a quelli di Ja‑in, vengono estratti e trasmessi alla simulazione, costruita attorno al giorno peggiore della sua vita: l’alluvione. All’interno della simulazione, An‑na rivive il disastro più e più volte, cercando di ritrovare il bambino. In questo modo che il Motore Emozionale potrà nascere da qualcosa di reale.
Si rompe il ciclo temporale
Negli ultimi istanti del film, An‑na riesce finalmente a trovare Ja‑in, interrompendo così il ciclo temporale e completando l’esperimento. Il Diluvio Universale si conclude con An‑na e Ja‑in che osservano la Terra dallo spazio. Tuttavia, il film lascia il finale volutamente ambiguo. Il pubblico è portato a chiedersi se l’An‑na che vediamo alla fine sia la donna originale che ha recuperato i suoi ricordi dopo l’esperimento. Oppure diventare un essere umano sintetico creato con i ricordi e l’identità di An‑na.
Io credo sia sintetica creata con i suoi ricordi e la sua identità. Perché la vera era stata ferita molto gravemente e si nota anche un altro dettaglio alla fine. La stampante 3D sta ricostruendo le persone, non solo bambini ma anche un’adulto. Tutto quello che è successo da quando An-na viaggia nello spazio è un addestramento di un’intelligenza artificiale. Che ripete sempre lo stesso percorso per imparare le emozioni umane, che sono molto complesse. Alla fine la scelta che compie di seguire il bambino quando lo trova è il termine del suo addestramento.
