The Whisper Man mi ha lasciata colpita sin da subito, era dai tempi de Il Silenzio degli Innocenti che un thriller non mi prendeva così tanto. Visibile in streaming sulla piattaforma Netflix, lascia con il fiato sospeso sin da subito ed è recitato magistralmente. Si tratta di un thriller sui serial killer in stile anni ’90 con Adam Scott e Robert De Niro. Un film che ti farà fare mille ipotesi diverse per capire chi sia il rapitore e killer, ma nessuna sarà mai quella giusta. Il bello è proprio questo, l’incertezza che ti lascia sospeso a pensare chi sia il killer emulatore dell’Uomo dei Sussurri. Ma anche la corsa contro il tempo per ritrovare il bambino rapito ti tiene col fiato sospeso.
The Whisper Man: un tuffo negli anni ’90
Il film del regista James Ashcroft mostra in modo piuttosto evidente le influenze degli anni ’90 nella sua intricata trama da thriller psicologico. Con particolare enfasi sullo “psicopatico”, qui interpretato in un succoso ruolo di supporto da Michael Keaton, che incarna lo spirito di quel personaggio interpretato da Anthony Hopkins. Sapete, il cannibale mascherato un po’ buongustaio. Keaton compare a metà film per dare un po’ di spessore drammatico ai protagonisti Michelle Monaghan, Adam Scott e Robert De Niro in una pellicola un po’ sciocca, un po’ inquietante, molto seria e, in generale, piuttosto divertente.
Vent’anni fa, un serial killer noto come l’Uomo Sussurrante terrorizzò la tranquilla cittadina di Featherbank, nel New Jersey. A tal punto da ispirare una filastrocca orecchiabile che ti rimane impressa nella memoria come lo jingle di una vecchia pubblicità televisiva. Ma l’Uomo Sussurrante fu catturato e tutti vissero felici e contenti, fine. No! Sto mentendo! Quel mostro è rinchiuso per sempre, ma sembra che un emulatore sia emerso per rapire e uccidere bambini, inviando registrazioni su cassetta delle ultime parole dei bambini ai giornalisti e lasciando le teste dei corpi avvolte in un panno.
La detective Amanda Beck (Monaghan) conduce le indagini e si chiede se dovrebbe consultare il vecchio Uomo Sussurrante, Frank Carter (Keaton), in prigione.

Come prosegue la storia?
Tom Kennedy (Scott) e il suo giovane figlio Jake (Acston Luca Porto) si trasferiscono in una graziosa casa in stile artigianale a Featherbank. Sono tristi; la loro moglie/madre si è ammalata ed è morta di recente, e sperano che questo sia il nuovo inizio di cui hanno bisogno. Tom, uno scrittore, spera che la nuova scuola di Jake gli procuri degli amici, oltre a quello immaginario con cui passa un po’ troppo tempo, una bambina (Aniela Zeig) che solo noi spettatori possiamo vedere. Mentre Tom riflette sul “Tetto che perde” di Čechov nella nuova casa, Beck spera di ottenere aiuto dal detective in pensione Peter Willis (De Niro), che non solo ha catturato il Whisper Man originale, ma è anche il padre di Tom, con cui non ha più rapporti da tempo.
Le cose si fanno un po’ ridicole quando una mano inquietante con un guanto di gomma blu si insinua nella fessura della cassetta delle lettere, spaventando a morte Jake e Tom. Non capisco perché Tom non chiami la polizia, ma lo fa quando caccia un presunto abusivo dal seminterrato. In una notte buia e tempestosa, Tom beve un po’ troppo scotch, urla contro Jake a proposito dell’amico immaginario, poi si sveglia e scopre che il ragazzo è sparito. Non vi meritate nemmeno di indovinare chi l’ha rapito, perché lo sapete già: il Babado… ehm, voglio dire, l’Uomo Sussurrante. Così, Tom e Pete mettono fine alla loro estraneità, il che significa che ora abbiamo un detective professionista, un detective in pensione e un detective dilettante sul caso. E forse avranno una possibilità contro questo individuo disturbato. Forse.

The Whisper Man: assolutamente da vedere
Apprezzare questo film dipende in gran parte dalla vostra capacità di sorvolare su lacune logiche e alcune coincidenze fin troppo convenienti, caratteristiche tipiche dei film polizieschi di seconda categoria, cupi e deprimenti, successivi a The Lambs. Ma ehi, quei film offrivano un dramma psicologico piuttosto coinvolgente, e Ashcroft riesce a suscitare un po’ di nostalgia per una tendenza narrativa cinematografica ormai quasi inflazionata, ottenendo al contempo interpretazioni solide dal suo cast.
Chi si avvicina al genere per la prima volta potrebbe ridacchiare sottovoce di fronte ad alcuni espedienti e a elementi un po’ forzati di questa trama, ma noi conoscitori potremmo apprezzare la sensazione di conforto e familiarità di questo mix di atmosfera tetra, psicopatici squilibrati, investigatori impassibili e cadaveri mummificati. È quasi accogliente .
