Oggi parliamo di uno spin off, o meglio di come sta andando questa serie in streaming, visto che ne avevamo già annunciato l’avvento qualche mese fa. A Kinght of the Seven Kingdoms È il nuovo adattamento delle famose novelle dedicate alle avventure di Dunk e Egg. Per gli amanti di Game of Thrones (GOT) era l’anello di collegamento mancante che però si distacca dalle atmosfere claustrofobiche della serie che ha incollato gli spettatori al divano, e riporta lo spettatore sulla strada, tra i fumi delle locande i tornei cavallereschi medievali, cercando di regalare quella boccata d’aria fresca che gli appassionati della saga ricercavano da tempo.
A Kinght of the Seven Kingdoms e il ritorno alle origini del fantasy cavalleresco
Nel nostro articolo di gennaio avevamo già accennato di quale fosse la vera forza di questa nuova produzione. Se vi siete persi la precedente recensione ve la lasciamo qui, oggi però vediamo perché la serie sta piacendo così tanto.
Il radicale cambio di scala narrativa ha reso A Kinght of the Seven Kingdoms una serie amata anche grazie alla scelta della via della linearità e del minimalismo emotivo. Gli amanti di GOT, infatti, erano abituati ad una coralità immensa, con decine di fazioni in lotta per il potere assoluto e tante minacce apocalittiche imminenti. La trama di questo spin off invece segue le vicende di un cavaliere errante insolitamente alto e di un giovanissimo scudiero dal passato molto misterioso.

Piace perché è una serie che ritorna alle origini del fantasy cavalleresco e mostra la lotta dei due protagonisti alla ricerca della pace. La struttura narrativa è quella del romanzo di formazione, il che permette allo spettatore di esplorare la vita quotidiana del popolo e della piccola nobiltà, restituendo anche al prodotto serie TV una dimensione più umana in realistica che forse nel tanto amato Game of Thrones era stata parzialmente smarrita tra le grandi guerre.
I due protagonisti che ridefiniscono il concetto di eroismo a Westeros
Altra cosa che rende interessante questa serie è l’alchimia tra i due personaggi principali. Sr. Duncan l’alto rappresenta il cavaliere ormai smarrito è perduto nell’universo di Martin. Un uomo onesto, integerrimo, guidato da un codice morale rigido ma genuino che deve però fare i conti con la miseria e la durezza di un mondo molto cinico. Accanto a lui c’è il piccolo Egg, che porta una ventata di ironia e freschezza data dalla sua parlantina sagace che nasconde un insospettabile nobiltà d’animo.
Il viaggio di A Knight of the Seven Kingdoms diventa dunque l’esplorazione di un’amicizia che può sembrare improbabile ma in realtà solidissima. Un po’ come quella tra Shrek e ciuchino, anche se qui l’ambientazione è del tutto diversa.

Quello su cui si gioca, e che arreso questa serie particolarmente di successo, è il contrasto visivo e caratteriale tra il gigante buono il bambino testardo che funziona alla perfezione. Uno scontro che offre al pubblico una coppia di eroi per cui fare il tifo, lontani dalle ambiguità morali a cui i Lord di Approdo del re ci avevano abituati.
Un’estetica luminosa che piace
A Kinght of the Seven Kingdoms anche dal punto di vista visivo propone una rottura netta con i toni e dei saturati di GOT. Gli ambientazioni infatti sono caratterizzate da praterie sconfinate, foreste rigogliose accampamenti colorati. Un richiamo pieno all’iconografia classica del medioevo cavalleresco.
A differenza della serie che ha preceduto questo spin off, il budget è stato investito nella cura maniacale dei costumi, delle armature pesanti e delle ricostruzioni dei tornei d’arme. Le scene di combattimento abbandonano infatti la spettacolarità coreografica dei duelli tra eroi leggendari e abbracciano una fisicità più brutale, faticosa e realistica. Qui ogni colpo di spada ha un peso specifico e le armature si ammaccano sotto i colpi di lancia.
Diciamo quindi che questa produzione dimostra quanto l’universo di Westeros non abbia sempre bisogno di draghi giganti e profezie millenarie per catturare l’attenzione dello spettatore. Non a caso questa nuova serie sta riscuotendo successo perché riesce nell’impresa di espandere la mitologia della saga concentrandosi sulle piccole storie, sulle ballate popolari e sul significato profondo della parola onore.
