Alex Garland è uno dei registi sci-fi tra i più amati. Tutti si ricordano le astrazioni di Ex Machina e la sua vision oltre l’occhio umano. Ecco nel 2024 ha mostrato nelle sale un film che esula da questo mondo e scaraventa lo spettatore in un presente alternativo che scotta come l’asfalto rovente. Civil War è un film che non ha nulla di convenzionale, se si considera che è un war-movie. Una pellicola brutale ed immersiva che immagina gli USA nel bel mezzo di una sanguinosa guerra civile contemporanea (cosa che potrebbe accadere davvero). Non ci sono premesse politiche chiare o spiegazioni su chi abbia ragione. Garland ci lancia nel mezzo del caos, costringendoci a guardare il collasso di una democrazia attraverso l’obiettivo di chi, per mestiere, deve restare neutrale.
La forza di Civil War
È un film che va visto perché ha una forza intrinseca molto particolare. Civil War ha la capacità di scuotere le coscienze evitando la retorica partitica.
La parola d’ordine e imparzialità forzata. Il racconto segue infatti un gruppo di fotoreporter di guerra in viaggio verso Washington D.C. Il gruppo è intenzionato a documentare la caduta del governo prima che la capitale venga espugnata. Una scelta narrativa che trasforma lo spettatore in un testimone oculare e rende la violenza che si consuma tra villette a schiera e centri commerciali abbandonati ancora più disturbante perché particolarmente familiare.
Il baricentro emotivo della pellicola è la fotografa di guerra veterana interpretata da una monumentale Kirsten Dunst. Lee esplora il costo umano di chi sceglie di osservare senza intervenire, attraverso uno sguardo stanco e cinico. Accanto a lei, la giovane Jessie (Cailee Spaeny) incarna l’innocenza che si corrompe rapidamente a contatto con l’orrore, imparando che per ottenere lo scatto perfetto bisogna, in qualche modo, smettere di provare empatia.

Una dinamica che vuole sollevare degli interrogativi profondi sulla responsabilità di chi documenta il male della guerra. Il film ci mostra come la fotografia possa essere non soltanto un atto di verità ma anche un atto di freddo distacco. C’è poi una costante tensione nel viaggio verso la casa bianca che non è alimentata dai proiettili, ma piuttosto dal dilemma morale dei professionisti che vedono il proprio Paese sgretolarsi sotto i loro occhi.
Tra realismo sporco e design sonoro bellico
Visivamente, Alex Garland realizza un capolavoro di realismo sporco. Non ci sono le eroismi rallentati o le esplosioni coreografate tipiche di Hollywood. In Civil War la morte è improvvisa, rumorosa e banale.
La fotografia alterna momenti di calma piatta e desolante ad esplosioni di violenza urbana che lasciano senza fiato. Ogni colpo di fucile è reso con un design sonoro talmente realistico da risultare fisico, trasformando la sala cinematografica in una zona di guerra dove il pericolo può arrivare da ogni angolo della strada.

Il film eccelle nel mostrare come l’ordinario diventi straordinariamente pericoloso. Vedere soldati in mimetica combattere tra le attrazioni di un luna park o cecchini appostati in eleganti giardini suburbani crea un contrasto visivo che scuote le coscienze più di mille discorsi politici. Garland ci ricorda che la guerra non è qualcosa che succede “altrove”, ma un virus che può infettare le radici stesse della società civile, trasformando i vicini di casa in nemici mortali in base a un sospetto o a una parola di troppo.
Civil War e l’abisso della storia contemporanea
Civil War era un film necessario. L’obiettivo della pellicola è fungere a da monito universale. Garland non ci dice per chi votare, ma ci mostra le conseguenze estreme del fallimento del dialogo. Il film scuote le coscienze perché ci obbliga a guardare l’abisso senza filtri, ricordandoci che la democrazia è un equilibrio fragile che richiede manutenzione costante.
Una volta che lo avrete visto capirete. Uscirete da questa visione con un peso sullo stomaco e sulla coscienza. Arriverete a chiedervi quanto oggi siamo lontani dal punto di rottura, ma soprattutto avrete per le mani una risposta che non è né unanime e nemmeno consolatoria. Cercherete di capire dove sta andando il nostro mondo e come uscire dal baratro.
