Esiste un lato oscuro del cinema che va oltre la sceneggiatura. Una zona d’ombra dove la sfortuna smette di essere un caso e inizia a somigliare a qualcosa di molto più sinistro. Nel corso dei decenni, l’industria cinematografica ha alimentato la leggenda dei cosiddetti film maledetti, produzioni segnate da una scia di tragedie, morti premature e incidenti inspiegabili che hanno colpito cast e troupe. Spesso queste storie nascono per dare una spiegazione razionale a una serie di coincidenze sfortunate, ma in altri casi i dettagli sono così inquietanti da far vacillare anche i più scettici, trasformando la promozione di un film in un racconto di cronaca nera.
Film maledetti: set inquietanti e presagi
Parlare di pellicole segnate dal destino significa immergersi in set dove l’atmosfera è diventata pesante, quasi presagio di ciò che sarebbe accaduto dopo l’ultimo ciak.
Dalle leggende metropolitane alle cronache documentate, queste storie di film maledetti continuano tutt’oggi ad affascinare il pubblico. Leggende che aggiungono un livello di mistero: una visione che è come un’esperienza proibita.
Uno dei casi più celebri riguarda senza dubbiola pellicola de Il Presagio (The Omen, 1976) – un titolo un programma. La produzione del film fu costellata da eventi che sembravano usciti direttamente da un incubo. L’aereo su cui viaggiava l’attore Gregory Peck fu colpito da un fulmine. Successivamente anche quello dello sceneggiatore David Seltzer poche settimane dopo.

L’incidente più agghiacciante avvenne però dopo le riprese. Il supervisore agli effetti speciali, John Richardson, fu coinvolto in un terribile scontro d’auto. In questo scontro la sua assistente perse la vita in un modo che ricordava quasi esattamente una scena di decapitazione presente nel film. A rendere il tutto ancora più spaventoso fu la segnalazione di un cartello stradale vicino al luogo del disastro che indicava la distanza di 66,6 km dalla città di Ommen.
Poltergeist e la tragica sorte delle sue protagoniste
La saga di Poltergeist è poi forse l’esempio più triste di come la sfortuna possa accanirsi su un cast. La leggenda narra che la maledizione ebbe inizio perché sul set del primo film vennero utilizzati veri scheletri umani (per risparmiare sui costi dei modelli in plastica).
Nel giro di sei anni, quattro membri del cast morirono per cause diverse e improvvise. La giovanissima Heather O’Rourke, il volto iconico della serie, morì a soli dodici anni per un’ostruzione intestinale non diagnosticata, mentre la sorella maggiore nel film, Dominique Dunne, fu tragicamente uccisa dal suo ex fidanzato poco dopo l’uscita della prima pellicola. Questi eventi hanno gettato un’aura di autentico terrore su una trilogia che parlava proprio di presenze malevole che infestano la realtà domestica.

Allo stesso modo, anche il capolavoro di William Friedkin, L’Esorcista, è circondato da storie macabre. Durante le riprese, un incendio distrusse l’intera scenografia della casa dei MacNeil, lasciando però misteriosamente intatta solo la stanza dove avvenivano gli esorcismi. Numerosi lutti colpirono i familiari degli attori e dei tecnici durante la produzione, portando il regista a chiedere a un vero sacerdote di benedire il set per rassicurare la troupe terrorizzata. La morte dell’attore Jack MacGowran, avvenuta poco dopo aver terminato le riprese del suo personaggio (che muore anche nel film), fu solo l’ultimo capitolo di una produzione che molti definirono “infestata”.
Il Corvo e Rosemary’s Baby
Il caso de Il Corvo è forse quello più radicato nella memoria collettiva moderna a causa della morte di Brandon Lee. Il figlio della leggenda delle arti marziali Bruce Lee (anch’egli morto in circostanze misteriose anni prima) perse la vita durante una scena di sparatoria a causa di un frammento di proiettile rimasto incastrato nella canna di una pistola che doveva essere caricata a salve.
Un evento che alimentò la teoria di una maledizione della famiglia Lee, ma portò anche l’attenzione sulla scarsa sicurezza dei set. La tragedia ha conferito al film un tono malinconico e oscuro che lo ha reso un cult assoluto, ma ha lasciato per sempre il dubbio su come un errore così banale potesse accadere proprio durante la scena chiave del film.
C’è poi Rosemary’s Baby di Roman Polanski. Sebbene il film sia un capolavoro del cinema horror psicologico, le conseguenze reali per chi vi partecipò furono devastanti. Il compositore della colonna sonora, Krzysztof Komeda, morì poco dopo per un ematoma cerebrale simile a quello di un personaggio della storia.
L’evento più brutale avvenne però l’anno successivo, quando i seguaci di Charles Manson fecero irruzione nella villa di Polanski uccidendo sua moglie Sharon Tate, incinta di otto mesi, in un massacro che sembrò trasportare l’orrore rituale del film direttamente nella vita reale del regista.
Che si creda o meno al soprannaturale, i racconti sui film maledetti ci ricordano che il cinema ha il potere di evocare forze che sfuggono al controllo umano. Queste storie rimangono incastonate nella cultura pop. Sono monito e tributo a coloro che, per regalarci emozioni sullo schermo, hanno pagato un prezzo altissimo nella vita reale.
