Oggi vediamo insieme un film del genere biopic musicale, un genere che sta vivendo una stagione di enorme successo. Nessun progetto però ha mai sollevato un’attesa così spasmodica, oltre che un carico di responsabilità senza precedenti. Michael racconta la storia dell’artista più iconico, influente e controverso della storia della musica pop: una sfida che sfiora l’impossibile. Al centro di questa scommessa cinematografica c’è stata la scelta di un cast che ha cambiato le regole del gioco e ha trasformato un potenziale rischio in un evento antropologico e artistico senza precedenti.
Michael e il fattore genetico del talento
Dopo il film dedicato a Amy Winehouse, raccontare la storia di Michael Jackson era qualcosa di catartico. Il pubblico chiedeva da tempo questo film e finalmente è arrivato con un progetto la cui chiave di volta è stata nella scelta dell’attore protagonista.
Serviva un interprete con una fisicità specifica, capace di riprodurre le movenze uniche e la vocalità inimitabile del grande artista. Scegliere la persona sbagliata avrebbe voluto dire trasformare il personaggio in una macchietta o in uno dei classici imitatori da Las Vegas.
Invece no, la produzione a superato l’ostacolo affidando il ruolo a Jaafar Jackson, nipote biologico del cantante e figlio di Jeremeine Jackson. L’attore non si è limitato a recitare la parte, possedeva nel proprio DNA gli stessi codici genetici di Michael, la stessa struttura vocale e la stessa mimica naturale.

I primi filmati e le immagini dal set hanno lasciato tutti a bocca aperta, perfino i collaboratori storici del re del pop, catturati non soltanto dalla sua somiglianza con il grande artista, che va ben oltre il trucco cinematografico, ma anche dalle sue capacità artistiche.
La ricostruzione maniacale delle performance storiche sul grande schermo
Il film è molto bello e uno dei suoi punti di forza è la fedeltà assoluta nella ricostruzione dei momenti storici che hanno segnato la cultura del pop globale.
Tutto parte dai primi passi mossi da Michael con i Jackson 5, fino ad arrivare alle coreografie rivoluzionarie di album storici come Thriller e Bad. Ogni minimo dettaglio coreografico è stato ricreato sfruttando l’esperienza e la conoscenza dei professionisti che hanno lavorato al fianco dell’artista originale.
Jaafar Jackson si è sottoposto mesi di allenamento, assimilato la complessa grammatica corporea dello zio ed è riuscito a restituire sul grande schermo la stessa fluidità visiva e la stessa energia magnetica che ha coinvolto gli stadi di tutto il mondo. Ecco perché questo film è assolutamente da vedere, perché permette allo spettatore di rivivere l’esperienza dei grandi concerti storici acquisendo l’illusione di trovarsi sotto il palco.
L’equilibrio narrativo tra il genio artistico e le ombre private
Un biopic come questo non poteva essere solo il racconto dell’artista, era importante raccontare anche la complessità dell’uomo dietro in quanto bianco. La sceneggiatura di Michael infatti ha un obiettivo ambizioso, ovvero quello di mostrare le fragilità, i traumi di un’infanzia negata e le pesanti battaglie legali che hanno tormentato tutta la seconda parte della vita del cantante.
Jackson interpreta suo zio muovendosi in questo delicato spazio emotivo, cercando di mostrare il netto contrasto tra la sicurezza assoluta e l’esplosività sul palcoscenico. Michael Jackson era vulnerabile e quasi infantile nella vita privata, ma fortissimo quando si trattava di cantare e ballare di fronte al suo pubblico.
Grazie al film sia potuto esplorare l’isolamento causato da una fama planetaria senza precedenti, comprendendone i meccanismi psicologici di un uomo costantemente messo sotto i riflettori, che voleva però essere ascoltato intimamente.
L’eredità culturale di Michael
Michael è una pellicola che rappresenta una sorta di testamento culturale, perché è riuscita a presentare alle nuove generazioni, cresciute con lo streaming e i social media, quanto fosse monumentale impatto di un singolo artista sull’intera industria dell’intrattenimento, della moda e della danza moderna.
La performance di Jackson permette di ricostruire il ritratto definitivo di un’epoca in cui la musica era in grado di unire il mondo intero e a capo di questa unione c’era il re del pop: Michael Jackson.
