Nella nostra sezione news e curiosità affrontiamo spesso temi come i film più belli di sempre, gli easter egg delle pellicole cult ect. Oggi vediamo insieme quelli che sono i 3 film distopici (e thriller giornalistici) che secondo noi non avreste dovuto perdervi. Il cinema infatti da sempre guarda con un misto di ammirazione e terrore alla figura del reporter di guerra, quell’individuo armato solo di macchina fotografica o taccuino che decide di correre laddove tutti gli altri fuggono. Quando questo archetipo incontra la fantascienza sociale o il thriller geopolitico, il risultato è una miscela esplosiva capace di scuotere le coscienze.
3 film distopici che cercano di leggere la realtà
I 3 film distopici che vi proponiamo oggi sono film che mostrano un Occidente frammentato e in preda al collasso interno. L’obiettivo di questi registi è mettere lo spettatore di fronte alla realtà, guardandone però un’altra che somiglia alla nostra.
Il bello è che a prescindere da quando sono usciti questi film, risultano sempre molto attuali. Riscoprire la forza di queste narrazioni diventa quindi fondamentale per comprendere il potere (e il pericolo) dell’informazione in contesti di totale anarchia.
Analizzare la realtà attraverso l’obiettivo di chi deve documentarla significa riflettere sull’etica, sul distacco emotivo e su come le immagini possano essere manipolate per vincere una guerra psicologica prima ancora che militare.
I figli degli uomini e la cronaca della fine del mondo
Anche se non si concentra esclusivamente sulla figura del reporter tradizionale, questo capolavoro diretto da Alfonso Cuarón è l’essenza stessa del giornalismo visivo applicato alla fantascienza.
I figli degli uomini è ambientato in un futuro prossimo in cui l’umanità è colpita da una misteriosa e totale infertilità. Il Regno Unito è l’ultimo baluardo governativo rimasto in piedi, trasformato in uno stato di polizia militarizzato che reprime brutalmente i rifugiati.

La macchina da presa si muove tra le macerie e i campi di prigionia con uno stile che ricalca in modo impressionante i reportage televisivi dalle zone di guerra. I lunghissimi piani sequenza all’interno delle zone di guerriglia urbana catapultano lo spettatore in prima linea, offrendo una delle rappresentazioni più crude, sporche e verosimili della caduta della società occidentale mai apparse sul grande schermo.
Urla del silenzio e la drammatica fedeltà del reportage
Spostandoci sul versante del thriller storico basato su eventi reali, Urla del Silenzio è una pellicola che rimane il punto di riferimento assoluto per chiunque voglia capire il costo umano del giornalismo sul campo.
Il film racconta la vera storia della straordinaria amicizia tra il giornalista del New York Times Sydney Schanberg e il suo interprete e fotografo locale Dith Pran, durante la sanguinosa ascesa del regime dei Khmer Rossi in Cambogia negli anni Settanta. La narrazione descrive senza filtri la disperazione dei corrispondenti esteri intrappolati in una capitale che sta per cadere, il dilemma morale tra il mettersi in salvo e il dovere di testimoniare, e la successiva lotta per la sopravvivenza in un Paese trasformato in un immenso e spaventoso campo di lavoro a cielo aperto.
Strange Days e il giornalismo clandestino della memoria
Il terzo film in lizza tra i 3 film distopici da vedere se vi piace l’ispirazione al giornalismo di guerra è Strange Days, un thriller fantascientifico diretto da Kathryn Bigelow che ci porta in una Los Angeles distopica e apocalittica alla fine del millennio, paralizzata da tensioni razziali e scontri di piazza.

Lo scenario è quello di una nuova frontiera dell’informazione (e del voyeurismo) chiamata SQUID, un dispositivo illegale che permette di registrare le esperienze sensoriali e visive direttamente dal cervello di chi le vive, per poi rivenderle su supporti digitali. Quando il protagonista entra in possesso di una clip che documenta l’omicidio di un attivista politico da parte di agenti corrotti, il film si trasforma in un disperato inseguimento per far emergere la verità.
L’opera anticipa in modo profetico l’era degli smartphone e del giornalismo partecipativo dal basso, dove la testimonianza diretta in prima persona diventa l’arma più pericolosa contro gli abusi del potere costituito.
