Brian De Palma è uno dei registi più eclettici della storia del cinema e nel 1996 riuscì a portare sul grande schermo l’adattamento di una celebre serie televisiva degli anni ’60 che avrebbe poi dato vita ad un franchisor solido e longevo. Stiamo parlando di Mission Impossible, il film che è riuscito non soltanto a diventare un successo commerciale, ma che ha rivisto gli spy movie con un tocco sofisticato che mescola atmosfere noir, tensione psicologica e sequenze d’azione rivoluzionarie.
Mission Impossible e il suo trentennale
Mission Impossible è uno di quei film cult degli ultimi 30 anni che stato capace di bilanciare l’eleganza della vecchia scuola con l’energia del Blockbuster moderno.
Celebrare questo compleanno significa riconoscere il momento esatto in cui il cinema d’azione ha smesso di essere soltanto muscoli ed esplosioni ed è diventato un gioco di precisione ed ingegno.

La sequenza del furto nella camera blindata della CIA a Langley, con Ethan Hunt (interpretato magistralmente da Tom Cruise) sospeso a pochi centimetri dal pavimento in un silenzio assoluto, è entrata di diritto nella storia del cinema. È in quel momento che è nata l’iconografia di Mission: Impossible, trasformando Tom Cruise non solo in una star globale, ma nel custode di un genere che fa dello stunt reale il suo marchio di fabbrica.
Tom Cruise e la nascita di Ethan Hunt: un’icona immortale
Come abbiamo anticipato, il successo di questo film è indissolubilmente legato alla figura di Tom Cruise. Sebbene nel primo capitolo di Mission: Impossible, il personaggio di Ethan Hunt fosse più che altro un agente operativo tradizionale inserito all’interno di una squadra speciale, nasce proprio qui l’evoluzione dell’eroe sovrumano.
Il cast del 1996 era stellare, perché va da Jon Voight nel ruolo del mentore Jim Phelps, a Jean Reno e Ving Rhames (l’unico, oltre a Cruise, ad essere apparso in tutti i capitoli). La dinamica del tradimento e del “disavowed” (il disconoscimento dell’agente da parte del governo) è diventata qui il tema portante di tutta la saga.
Ciò che ha reso questo film l’inizio di un’era è stata la lungimiranza di Cruise come produttore. Decise infatti di cambiare regista per ogni capitolo (almeno fino all’arrivo di Christopher McQuarrie), permettendo ad ogni film di avere un’identità visiva unica. Dal thriller hitchcockiano di De Palma si è passati all’azione iperbolica di John Woo, fino alla modernità di J.J. Abrams. Ma tutto ha avuto inizio in quel 1996, dove l’eleganza dei set europei e la colonna sonora iconica di Lalo Schifrin, riarrangiata da Danny Elfman, hanno creato un’atmosfera magnetica che ancora oggi non ha rivali.
L’eredità tecnica: dagli stunt reali alla perfezione digitale
Guardando oggi il primo Mission: Impossible, si nota una cura artigianale che oggi sembra quasi perduta. Sebbene il climax finale sul treno TGV facesse un uso pionieristico della CGI dell’epoca, il resto del film è costruito su una tensione fisica reale.
Una dedizione alla verosimiglianza che ha spinto i capitoli successivi a superare costantemente il limite, dalle scalate del Burj Khalifa ai lanci HALO da novemila metri d’altezza. Il franchise ha educato il pubblico a pretendere di più, diventando l’antitesi dei film d’azione girati interamente davanti a un green screen.

L’impatto di questo titolo si riflette anche nella struttura narrativa dei moderni spy-movie. Senza il successo di Ethan Hunt, probabilmente non avremmo avuto il reboot realistico di James Bond con Casino Royale. Mission: Impossible ha dimostrato dunque che lo spionaggio poteva essere spettacolare senza perdere in intelligenza, mantenendo una trama intricata fatta di maschere di gomma, inganni e colpi di scena che richiedono l’attenzione costante dello spettatore.
Dove rivedere la saga?
Per celebrare il trentennale, l’intera saga di Mission: Impossible è disponibile in streaming su Paramount+ e Sky/NOW in Italia. Molti dei film, incluso il capostipite del 1996, sono stati rimasterizzati in 4K Dolby Vision, permettendo di apprezzare la fotografia ricercata di Stephen H. Burum con una chiarezza incredibile. Rivedere il primo film oggi permette di notare dettagli e sfumature della regia di De Palma che all’epoca potevano sfuggire, confermando quanto l’opera sia invecchiata bene.
Il motivo per cui questa saga continua a dominare ancora oggi è la sua coerenza qualitativa. Mentre altri franchise hanno subito cali d’interesse, la serie di Hunt è riuscita a crescere capitolo dopo capitolo. Tornare alle origini permette di capire come una semplice missione di recupero di una lista di agenti sotto copertura sia esplosa in un’epopea mondiale che ha salvato il cinema d’azione “puro”, ricordandoci che, a volte, l’unica missione veramente impossibile è smettere di guardare Tom Cruise mentre corre verso il prossimo obiettivo.
